giovedì 29 settembre 2016

INTERVISTA A IRENE FORNACIARI di Daniele Giordano

Sembra destino che proprio oggi VENTINOVE SETTEMBRE (celebre canzone dell’Equipe 84), pubblico l’intervista fatta a Irene Fornaciari:
Parliamo del tuo nuovo tour e sulle novità musicali che hai intrapreso.
Il tour mi ha portato in giro per le piazze d’Italia riscuotendo successo dove sono stata accolta benissimo dai miei fans.
Naturalmente, al seguito c’era la tua band che abitualmente suoni e canti con loro.
Certamente, infatti, ho due formazioni, quella della band, per concerti di piazza, dove peraltro sta andando molto bene e si sprigiona la nostra carica piena di energia apprezzata dal pubblico, l’altra è formata da un trio, per gestire meglio le richieste su situazioni diverse, un esempio: con il trio siamo operativi in momenti di inaugurazioni o circostanze particolari.
Una domanda che in molti ti chiedono: Desideri?
Sono tanti, come i sogni che ho riposto nel cassetto, uno in particolare resta quello di poter incontrare Tina Turner e magari duettare con Lei. E’ uno dei miei miti, difficile da realizzare (sospiro), perché smettere di sognare!
Cosa farai finito il tour?
Di certo non rimarrò in ozio, da novembre sarò in studio cercando di scrivere nuovi testi e pensare ad un album nuovo.
Quindi in programma ci sarà un album?
L’idea c’è, il problema, se problema è, sarà quello di vedere di far incastrare le due formazioni. Quella relativa alla band, non è un problema, puoi fare molte più cose, quindi ti senti anche più coinvolta, ci si può scatenare a differenza del trio, è molto più intimo, perché è semi acustico, io lo chiamo power trio, non è da considerarsi come l'acustico tradizionale, molto soft.
Ultima domanda: Se dovessi misurare la temperatura al pubblico delle piazze nei tuoi confronti come li senti?
Tutte le piazze dove ci siamo esibiti sin’ora mi hanno accolta con grande calore, durante la serata oltre i miei pezzi eseguiamo delle cover conosciute in modo da coinvolgere il pubblico, uno spettacolo a 360°, fino ad ora è andata benissimo… (poi, ridendo) i pomodori non me l’hanno ancora tirati…
E noi siamo certi che non arriveranno mai, altrettanto certi che un giorno vedremo Irene Fornaciari a duettare sul palco con il suo mito: Tina Turner. (Nella foto Irene Fornaciari ed io alla fine dell'intervista)

Torino (Italia) giovedì 29 settembre 2016

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venerdì 22 luglio 2016

PURTROPPO… LE COSE BELLE HANNO UN TERMINE… di Daniele Giordano

Anche questa volta l’organizzazione dell’8 Gallery non si è smentita, offrendo gratuitamente l’ultimo appuntamento gratuito della stagione estiva nella splendida cornice del Centro Commerciale! Dopo il successo ottenuto dell’appuntamento precedente, portando sul palco due fantastici personaggi come il Mago Forest e Paolo Cevoli (vedi articolo precedente), splendidi nella loro esibizione, ci troviamo ora, con altrettanto bravi artisti come il romano Max Giusti e Andrea Pucci milanese, se vogliamo due esecutori differenti tra loro. Troverete il resto dell'articolo sul Corriere dello Spettacolo.

martedì 21 giugno 2016

ACCADE IN CINA di Daniele Giordano

Pensate, potrebbe capitare che un giorno, andando a chiedere un prestito di tutta risposta si esigesse a “garanzia del medesimo” una serie di vostre foto… totalmente adamitiche! Sia ben chiaro, “questo deposito cauzionale” vi verrebbe restituito a debito estinto altrimenti, dopo un avviso bonario saranno postate su internet. Beh, questo è quanto accade in Cina, a fronte di garanzia per una richiesta di prestito da parte di studentesse universitarie potrebbe accadere. Sebbene si presenti una strana richiesta, è stata fatta poiché il finanziamento fatto online, sta prendendo una brutta piega d’insolvenza da parte degli utilizzatori. A noi non è dato sapere quante foto sono andate “in visione”, raccapricciante è di certo il fenomeno. In Italia non serve adottare il sistema…poiché un milione e più di persone è costretto già da lungo tempo a muoversi indossando questo vestiario… senza l’ausilio di scatti fotografici!

Torino (Italia), martedì 21 giugno 2016


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venerdì 15 aprile 2016

CONFERENZA STAMPA IN MEMORIA DI ARMANDO CESTE (1942 – 2009) recensione di Daniele Giordano

“Credo che la storia, la memoria di una generazione vada non solo salvata, ma raccontata dai suoi protagonisti. Il rischio è l’oblio, la disinformazione. Il cinema è patrimonio culturale collettivo e poichè tale occorre trasmetterlo alle nuove generazioni”
Questo era uno dei tanti pensieri di Armando Ceste che per oltre quarant’anni ha raccontato nei suoi filmati la società italiana e le sue contraddizioni. Nato a Torino nel 1942, dopo alcune esperienze di cinema underground, è tra i fondatori del Collettivo Cinema Militante di Torino (Italia), realizzando cortometraggi e documentari con l’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma) di cui faceva parte del Comitato dei Garanti, presentando il suo primo cortometraggio dal titolo La lezione, al Festival del Cinema Indipendente Italiano (oggi, conosciuto come Torino Film Festival) nel 1969 a Torino. Il 13 aprile 2016 presso la Sala Conferenze della Mole Antonelliana – Museo Nazionale del Cinema, è inaugurato il sito web www.armandoceste.it alla presenza di Petra Probst, Pier Milanese e Osvaldo Marini dell’Archivio Armando Ceste (AAC), Federico Sacco e Gianni de Pasquale di Sowbyte, l’amico Steve Della Casa di Hollywood Party di Rai Radio 3, Vittorio Sclaverani dellACC e Presidente dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Lo scopo di questa conferenza e del suo progetto, vuole essere un segno d’amore per ricordarlo e tramandare una memoria attraverso le sue opere a un pubblico più vasto, ma soprattutto alle nuove generazioni finchè il ricordo e le immagini preesistenti possano produrre e stimolare nuove strategie. Con l’obiettivo di rendere accessibile il suo archivio alla collettività, il patrimonio artistico e culturale che il regista ha lasciato, iniziando proprio dalle produzioni cinematografiche alle grafiche e pittoriche che documentano avvenimenti riguardanti visioni di un passato non morto e neanche passato  come lo stesso Ceste amava ricordare. Troviamo nel suo percorso sociale, politico e cinematografico figure importanti come il Premio Nobel Dario Fo congiuntamente a Franca Rame (Aria di golpe), Adriano Sofri (Viaggio alla fine del mondo), Luca Rastello e Marco Revelli (Fiatamlet), Don Luigi Ciotti (Libera terra e Abdellah e i suoi fratelli), Anna Karina (Il volto della novelle Vague), Jean-Marie Straub (La resistenza del cinema e Lezione di cinema), Erri De Luca (Dopo Genova e Porca miseria), Ascanio Celestini (Marisa e le altre), Marco Baliani (Love difference), Emilio Pugno (Gli anni duri) e attori teatrali come Michele Di Mauro e Marco Alotto.  Fondatore nel 1984 e direttore artistico del notevole Valsusa Filmfest, un festival cinematografico che racchiude temi della memoria storica e della difesa dell’ambiente, occupandosi inoltre della comunicazione visiva di programmi culturali per musei associazione ed Enti Pubblici. L’acutezza dello sguardo registico di Ceste sono i temi che caratterizzano o suoi lavori parlando dell’immigrazione alla precarietà e nuove povertà, per arrivare alla trasformazione della città e delle periferie, senza dimenticare le vecchie e nuove resistenze o addirittura i diritti dei lavoratori. Il tempo trascorso dalle sue opere cinematografiche, resta ancora di attualità. Un uomo sempre in movimento, pronto a cogliere le sfumature che si presentavano, tant’è che nel 2000, pubblica una raccolta di suoi disegni dal titolo: Storyboard (ed. Ananke). Nel 2008 riceve il Premio Set Torino Piemonte per la sezione “Documentario” istituito da Film Commission Torino Piemonte con la Fondazione CRT non ultimo, sempre nel medesimo anno, ha ideato con Claudio Paletto il progetto di “concent film collettivo” Walls and Borders (in corso di realizzazione) che non ha potuto finire, poichè il destino ha voluto diversamente! Muore a Orbassano (Torino, Italia) il 15 aprile 2009. Nel 2012 i più importanti lavori fatti da Armando Ceste sono stati donati alla Bibliomediateca “Mario Gromo” (Torino, Italia), e resi disponibili al pubblico, istituendo il fondo “Armando Ceste”.

Torino (Italia), giovedì 14 aprile 20

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mercoledì 6 aprile 2016

LA XIV LUNA recensione di Daniele Giordano

Ad alcuni sembrerà strano l’ultimo lavoro di Gian Carlo Fantò, ma non è stato messo in scena per entrare nella maglia dell’occulto con la commedia de La XIV Luna, neppure per addentrarsi nei verbali del processo contro i Cavalieri Templari, che su questo episodio avrebbero di che dire, tanto meno spiegare al pubblico il ciclo della fase lunare e il suo plenilunio, oltre la concretezza che la tredicesima luna esista. E’ molto più semplice (si fa per dire) la risposta: solamente per la voglia di mettersi in gioco esplorando temi nuovi, provando a descriverne le sfumature portandole in scena. Sarà poi il pubblico a giudicarne la bravura sia nella stesura dei testi, sia nella scenografia allestita a compimento della pièce. Proprio su quest’ultima affermazione che a sipario aperto s’intuisce la forza, messa dall’autore per trasportare il pubblico in un’atmosfera angosciante che non lascia dubbi, bensì spazi all’immaginario del lato oscuro, non visibile, ma convive in ognuno di noi. Attraverso le fioche luci sul palco, lasciano intravvedere un’ombra indistinguibile avvolta da un drappo nero inquietante, causato dal subconscio mentale dello spettatore, solamente verso la fine sarà resa visibile in tutto il suo lugubre aspetto, perno della commedia. Questa la sinossi, Enrico Maria Saint-Pierre (Gian Carlo Fantò) regista affermato, durante un’audizione da lui indetta, sta cercando “il suo protagonista dell’ultima fatica teatrale”. Questa scelta, sarà per entrambi decisiva, atta spezzare passando il testimone a un successore da lui prescelto, purchè abbia i requisiti necessari. Cosa non semplice, giacchè ogni candidato, ignaro di quello che lo aspetta, “pretende” quel posto… destinato al solo “prescelto”.  E’ su questo che Saint-Pierre farà leva, infatti, continuerà a muovere i fili della vicenda per portare a termine il suo disegno demoniaco. Intorno a tutto questo si muoverà l’intreccio che lega i candidati alla trama, trasmettendo al pubblico il pathos voluto da Fantò, mettendo in luce, quasi a sdoppiarsi durante i suoi monologhi e parlando in seconda persona, nell’apparenza crudele e buona contemporaneamente, innocente e colpevole, un uomo dalle mille sfaccettature, addiritturaessendo sovente di spalle al pubblico è come fosse uno tra loro che di questa creazione artistica ha creato il dramma. Buona l’interpretazione degli attori della compagnia Teatro Tideau, iniziando da: Martina Bracali; Paolo Veglio; Tiziana De Longhi; Marilora Laddomata; Federico Portelli, non ultima Marzia Trasanna nelle loro rispettive parti, con la loro preparazione artistica, ha trasmesso al pubblico quell’inquietudine, voluta dall’autore. La stesura dei testi mantiene il brivido richiesto da un noir, La colonna sonora dello spettacolo è Malaguena, cantata da Francesco Fantò. Infine… pensavate che ci fossimo scordati…della statua del Bafometto, avvolta nel drappo realizzata da Andrea Massaro (da immagine di Lèvi). Come suggerisce anche l'illustrazione di Lèvi, è stato inoltre associato col tempo alla figura di Satana.  Una più recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto o Baphomet (è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari), nella forma di un capro umanoide alato con seno e una torcia sulla testa tra le corna. Sulle braccia appaiono le parole latine SOLVE (sciogli) e COAGULA (unisci). Questa immagine proviene dall'opera di Eliphas Lèvi.  

Torino (Italia), martedì 05 aprile 2016


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martedì 1 marzo 2016

«QUI RIDO IO» e nessun altro! recensione di Daniele Giordano

Il titolo trarrà d’inganno i lettori, comunque è “voluto” per questa Vaudeville napoletana che stiamo per recensire. Iniziamo a dire che fu presa da una commedia del grande George Feydeau e riadattata al gusto contemporaneo e partenopeo nel lontano 1902 da Eduardo Scarpetta, finì col divenire una vera e propria opera d’arte originale che piacque persino a Feydeau. Scarpetta fu un importante attore, autore del teatro napoletano dal finire dell’Ottocento, ai primi anni del secolo dopo. Capostipite di una dinastia teatrale Scarpetta – De Filippo, dopo attenta riflessione pensò che non tutti fossero in grado di apprendere il lessico napoletano, così cercò di adattare il linguaggio, incorporandolo al teatro dialettale del tempo presente”, ottenendo un risultato ancora oggi in uso e comprensibile a tutti, non solo, addirittura “esportandolo” in moltissime pochade francesi. Come sempre cerchiamo di arricchire le recensioni con qualcosa in più, dicendovi che non fu questa commedia, quella che gli diede la massima celebrità, bensì Miseria e nobiltà (vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com), commedia in tre atti scritta in lingua verace (adattata) da Scarpetta a soli trentaquattro anni che diede gli onori consacrandolo al pubblico di sempre. Abbiamo voluto allargarci per diversi motivi, alcuni voluti, altri di penna, forse perché siamo vicini al suo 163esimo compleanno, il commediografo nasce a Napoli il 12 marzo 1853. Introduciamoci nello spettacolo Madame Sangenella, dopo anni appare al teatro Cardinal Massaia in Torino, uno dei testi più divertenti scritti da Eduardo Scarpetta. Nel novecento in Italia con la Belle Epoque, prendono forma i primi Café Chantant (lo spazio è breve per descrivere l’avvenimento) proveniente da una “Parigi modaiola” in breve tempo prolifera insediandosi a Napoli, da questo cambiamento, non scappa più nessuno, tutti seduti a gustare ciò che offre la serata. Ancora una volta alla ribalta I Melannurca con Madame Sangenella (pane, amore e... corna), non finiscono di stupire un pubblico dissimile di età portando in scena questa comicità. Come saprete essi alternano commedie spassose con altre più corpose. La compagnia, in poco tempo è balzata tra i favori di pubblico e critica con diversi premi insigniti di tutto rispetto, un cast vigoroso ricercato minuziosamente da Antonio Giuliano anima e fondatore del gruppo, adattatore di testi e regista. La sua certosina ostinazione, lo porta ad avvicinarsi alla perfezione in ogni commedia portata in scena… forse per rispetto all’autore del testo o semplicemente per rendere omaggio alla dinastia, senza mai dimenticare chi “pagante poltrona” ti osserva e applaude…e continua a seguirli, probabilmente questo è il successo ottenuto de I Melannurca. Scenografie e splendidi costumi di scena e trucco E. Rotella e F. Ianora, vestono i tanti attori, ognuno all’altezza del suo personaggio, evidentemente qui scatta anche la bravura del regista nell’assegnare i ruoli. Iniziando da Pasquale Corella, chi poteva impersonarlo se non Antonio Giuliano; la moglie Teresiana è Annamaria Melchionna, sempre all’altezza della parte; ritroviamo un nome caro a Scarpetta, Sciosciammocca, ruolo sostenuto con decoro da Salvatore Vastola con le sue calze rosse…; Concettina alias Delia Bolla; Anna Donadoni nelle vesti di Carmela/Rosa (due parti per la brava caratterista) simpatica la scena del togliere il quadro! Lo sciupa femmine è Enzo Massari (Mimì Chiappariello); l’Arredatrice Anguilla (Patrizia Cavallo) e il suo fantomatico acquario; l’irrequieto e gelosissimo venditore di baccalà Antonio Cuoccio (Massimiliano Trippodo), apprezzato. Quando appare Daniela Lunghini/Eugenia Sangenella, beh… un leggero fermento "veleggia" tra il pubblico… la pressione sanguigna sale… causata dalla sua voluttà; altrettanto all’entrata in scena di Maria Amalfitano nei panni di Lisa Clarinet, entrambe brave nel sostenere la parte senza cadere nel banale. La lista continua con Giovanni Papaccio, Pietro Trippodo e l’impresario (Vincenzo Sodano) delle pompe funebri Ciro Diolosà mettendo in subbuglio la platea per un semplice gesto scaramantico piaciuto in sala. Per Audio/Luci non mancano M.Vizzano e G. Spadaro. Una commedia se pur “leggera” è stata accolta dal pubblico calorosamente con il tutto esaurito.

Torino (Italia), sabato 27 febbraio 2016

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mercoledì 24 febbraio 2016

IL PERCORSO DELLE TARGHE ILLUSTRI CONTINUA recensione di Daniele Giordano

Riprendiamo i racconti delle Targhe Illustri che vedrete durante il passeggio per Torino… sempre con lo sguardo rivolto all’insù. Vi avevamo lasciato con l’interrogativo sul perchè via PO è percorribile in caso di pioggia al coperto (lato sinistro) a differenza di quello destro interrotto a ogni incrocio di via! Semplice, il lato coperto era transitato esclusivamente dai nobili…dell’epoca… l’altro dal popolo. Le bizzarrie di chi tiene il potere non hanno mai avuto limiti! Tralasciamo, e trasportiamoci per un attimo in luoghi fantastici… dove la fantasia e l’avventura nascono dalla penna nostrana, seduto accanto la finestra del suo alloggio, guardando lo scorrere del fiume PO, la sua mente iniziò a fantasticare e sul foglio bianco... presero vita personaggi come Sandokan, il Corsaro Nero e altri.  Per farlo dovremmo spostarci da piazza Vittorio, attraversando il fiume, svoltando a sinistra guardando la Gran Madre vi troverete in Corso Casale 205, qui dimorò e uscì per l’ultima volta da quella casa il 25 aprile 1911 per non farvi più ritorno lo scrittore Emilio Salgari, a ricordo posero una targa con bellissima dedica allo scrittore. Un’altra, con dedica diversa la troverete sotto i portici di piazza XXII Dicembre. Echeggia a lato del portone accanto a quella di Edmondo De Amicis, pare che in questo stabile fu scritto il libro Cuore. Non so se siete arrivati sotto la casa di Emilio Salgari o avete preferito stare in centro e quindi avete voluto vedere la casa do De Amici scrisse “Cuore” comunque sia ricordate che questo itinerario è da fare a tavolino riunendo tutte le pubblicazioni. Diciamo che siete nella piazza e magari avete un desiderio (visto l’ora) di mettere qualcosa nello stomaco, non c’è problema siete nel posto giusto. Quello che vedete dinanzi a voi è la vecchia Stazione Ferroviaria Porta Susa (adiacente alla nuova), chiamata così perché era una delle Porte che chiudevano la città, ora Metropolitana. Entrando troverete una serie di spazi adibiti al cibo da consumarsi anche per strada, tanti gusti e denari alla portata di tutte le borse. A due passi invece troverete un luogo singolare, Piazza Statuto. Maestosa si erige il monumento dedicato al Traforo del Fejus, con la sua fontana, se poi guardate bene, tra il giardinetto noterete un obelisco, in cima un globo con meridiane e parallele. Come saprete Torino è stata definita una città magica per eccellenza, la piazza per alcuni è uno dei punti mistici, se può essere di vostro interesse, sta a voi approfondire le ricerche. Quest’anno La Città di Torino ha chiuso il programma musicale dedicato a Wolfang Amadeus Mozart, pensate che in via Corte d’Appello angolo via Milano, a due passi dal Municipio si trova una targa vicino l’albergo dedicata al pernottamento insieme a suo padre. In questo caso vi troverete nella piazza delle Erbe, capeggiata da una statua del Conte Verde, qui di targhe e statue marmoree si trovano ovunque. Importante sapere perché si chiami delle Erbe… ma non saremo noi a svelarlo, provate a fare una ricerca. Lasciando alle spalle il municipio e la statua, la strada pare sia rimasta come un tempo, sino ad arrivare nella Piazza Castello. Alla sinistra la Chiesa di San Lorenzo (merita una visita) seguendo la cancellata, due statue che raffigurano i famosi Dioscuri che apre a Palazzo Reale e i suoi Giardini, in alto s’intravede la Cupola del Duomo, recentemente rimessa in sicurezza dopo l'incendio. Prima di immettervi sotto il porticato, in alto una grande targa e subito l’Archivio di Stato, accanto al Museo Armeria Reale (non visitarla è un peccato imperdibile), poi ancora altre Targhe sino a quella di Cristoforo Colombo… vi chiederete come mai un solo dito rispetto a bassorilievo è splendente? Semplice, l’hanno rubato! Secondo alcuni poteva avere poteri… così il Comune ha dovuto provvedere e rimediare! Avete oltrepassato la Prefettura e quindi, scendendo dalla discesa, vi troverete in un magnifico parco i Giardini Reali (bassi) perché sopra i muraglioni esistono quelli alti. A voi la scelta. Da parte nostra, essendo in centro desideriamo condurvi alla ricerca delle Targhe Illustri, come se fosse una... Caccia alla Cultura…
Se per caso vi trovaste nelle vicinanze di via Principe Amedeo, al numero 34 troverete la Targa di un Massimo d’Azeglio mentre al 26 il Teatro Gianduia, ora trasformato in nucleo abitativo. Al numero 31, la Targa di Gian Battista Bogino di cui prende nome, la via. Dovete sapere che Piazza Vittorio era una porta che cingeva Torino, infatti, si chiamava Porta di Po, troverete ancora la testimonianza in uno degli oblò che sovrastano le arcate. Il fiume, la collina era fuori delle mura. Che sia una città Sabauda con il suo primo Parlamento, la prima Capitale italiana, Torino non è solo questo, in essa troverete uomini che presi e messi insieme formano il corollario perfetto per una città armonica, ricca di storia non solo Regale.

Torino (Italia), mercoledì 24 febbraio 2016



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martedì 9 febbraio 2016

UNA DOMENICA IN GIRO PER CAZZEGGIO! recensione di Daniele Giordano

Non saprei definire la parola cazzeggio in altre lingue, in italiano calza a pennello! Giornata uggiosa, grigia, la solita torinese quando piove, ben venga pioggia dopo mesi di astinenza… però, proprio di domenica…, pazienza. Beh, incominciamo con il cazzeggio-tour. Saliamo sul bus e dopo averlo aspettato… non poco (siamo di domenica, primo pomeriggio magari pennichella…) percorriamo il suo percorso passando davanti alla GAM (Galleria Arte Moderna), la sua interminabile fila… inizia dall’ingresso sino in Corso Vittorio Emanuele II, per intenderci molto dopo la Clinica Fornaca, per vedere la mostra espositiva del pittore Monet.  Non si dica che l’Arte a Torino non è apprezzata e non attira persone. Ci inoltriamo al Mao (Museo Arte Orientale), la folla è molto meno di quella precedente, non c’è traccia del “Capodanno Cinese”, pensavamo che ci fosse una grande festa… niente di tutto ciò, poca gente al botteghino e niente festeggiamenti, abbiamo scoperto che sono sati fatti al mattino! Proseguendo ci troviamo nella solita piazza delle Erbe oggi, Palazzo di Città, di fronte al Comune di Torino, ogni prima domenica, la piazza è insediata da Campagna Amica, un minuto esempio di mercato con della merce confortevole come lo sono i loro venditori. Intanto la pioggia continuava, ma gli imperterriti “cazzeggiatori” andavano avanti. Prima d’imboccare piazza Castello, troviamo un gruppo di cinesi in una loro esibizione. Si erano riparati sotto il porticato, anzichè esibirsi sulla piazza poco distante con una dimostrazione tra arti marziali e danza, terminata l’esibizione, il drago serpeggia con il gruppo, seguendo i portici, avanzando sino al 18 di via PO, Rettorato degli Studi. Nell’ampio cortile, sotto il porticato, troviamo il drago e i suoi danzatori, accompagnato dal suono del tamburo di guerra, ritmo penetrante per incitare i guerrieri (ora non più), se mai i danzatori, una danza mescolata a riti propiziatori, effetto di rilevanza notevole. L’anno della “scimmia” è iniziato per il calendario cinese. Abbiamo notato una cosa: in Piemonte vi è c.a. 19.000 unità di residenti, in Torino pari a 7.000 unità, come mai domenica la “sua popolazione” si riduceva a una sola manciata di persone a differenza del pubblico nostrano e alcuni stranieri? Bah, casi irrisolvibili quello del Sol Levante! Noi indefessi, forse per la giornata uggiosa o perché non avevamo un benché minimo da fare…siamo passati alla Sala Polivalente del Lombroso 16 sempre in Torino, la Compagnia Teatrale l’Opera Rinata, presentava canzoni e arie operistiche, come sempre di ampio successo di pubblico. A noi tutto questo non basta, e per non farci mancare nulla, giacchè eravamo a due passi siamo andati all’Officina 500 a visitare la mostra di monili in oro e argento di Giulia Savino, una creatrice di gioielli che raccoglie le “mappe delle città in forma di gioielli” situata in via Lombroso 15, peccato perche terminava il 7 febbraio. Il nostro viaggio continua a vedere se ci fosse qualcosa nel piccolo ma altrettanto piacevole locale: Lunas’Torta, peccato di sera... chiuso per festa privata! Irremovibili, subito il “piano B” la Casa del Quartiere! Una delusione… non si riesce a capire un bel niente della sua programmazione! Di sera, sarà proiettato un film francese con sottotitoli, ma niente che facesse sapere di cosa trattasse. Un esempio di come si usano gli spazi donato dal Comune di Torino! L’Agenzia Sviluppo San Salvario, aveva dato la possibilità di proiezione ma né l’uno né l’altro hanno divulgato la notizia… alla nostra domanda del perché ci è stato risposto: forse l’hanno fatto su internet. Benedetto internet… ma se uno non avesse, sto cavolo di aggeggio… come deve fare per essere informato? Inutile l’ignoranza non ha confini! Sono finiti i tempi cartacei… se non fosse per Alessandro, solerte e capace, oltre essere un ragazzo gioviale: prende il telefono e risolve…poi “tradizionalmente usa"carta e pennarello per scrivere la notizia in modo "VISIBILE A TUTTI”! Altro che internet. Non sapremo a chi attribuire questa mancanza d’informazione per il pubblico… considerato che la Casa del Quartiere è parte del tessuto cittadino, di certo, qualcuno dovrebbe non diciamo sempre… ma sovente, vigilare su chi concede gli “spazi senza saperli usare” magari percependo denaro… Stanchi ma non soddisfatti, abbiamo pensato di vedere cosa proponeva la FLIC Scuola di Circo. Una volta il mese, per fare vedere e conoscere cosa succede tra le pareti di quella che fu la Scuola di Ginnastica Torinese più longeva (1884), abbiamo assistito allo spettacolo di un Elaborato Circense Collettivo (come l’ha descritto Francesco Sgrò, direttore artistico), come sempre strapieno di persone che ha condiviso lo spettacolo con uno scrosciante applauso. Appagati… non sempre dalla giornata… di certo l’abbiamo terminata in bellezza!

Torino (Italia), lunedì 8 febbraio 2016


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La riproduzione degli articoli presenti sulle pagine di questo blog è consentita esclusivamente citando la fonte, l’autore e il link. Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento trattato, senza necessariamente essere obbligati a scrivere o diffondere la mia opinione su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensieri da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.







martedì 2 febbraio 2016

IL VIAGGIO NELLA STORIA… CONTINUA recensione di Daniele Giordano

 IL VIAGGIO NELLA STORIA… CONTINUA recensione di Daniele Giordano
Nella recensione precedente, dicevamo che Non c’è Storia… senza Storia, pertanto il viaggio continua alla scoperta di nuovi angoli torinesi, dove illustri personaggi hanno attraversato Torino se non addirittura dimorato. La nostra passeggiata prosegue passando per la meravigliosa Galleria Subalpina “costeggiando” Baratti & Milano (anch’esso caffè storico) all’uscita vi troverete in via Cesare Battisti. Sulla sinistra, all’angolo, scoprirete una grande targa dedicata a Federeico Nietzsche, noto al pubblico come Nice, nacque nel 1844 a Röcken in GermaniaE’ stato un filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco considerato tra i massimi filosofi e prosatori di ogni tempo. Da quel punto siete in prossimità della statua equestre di Carlo Alberto, da cui prende il nome l’omonima piazza, da una parte la Biblioteca Nazionale, dall’altra il maestoso Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è il più grande museo di Storia Patria Italiano, l'unico che abbia il titolo di Nazionale, per legge (regio decreto 8 dicembre 1901, n° 360) oltre che per la ricchezza e la rappresentatività delle sue collezioni. È dedicato al periodo storico del Risorgimento in cui avvenne l'unificazione politica dell'Italia, compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio della Grande Guerra (1915-1918). All'interno dello storico Palazzo Carignano, è come se entraste dentro la storia: Qui s’insediò il primo Parlamento Italiano e l’ufficio dello statista Camillo Benso Conte di Cavour (nacque a Torino nel 1810), uno dei padri dell’unità nazionale italiana, merita  una visita. Uscendo, sarete in uno dei maggiori simboli del Architetture Barocche di Palazzo Carignano e del Teatro Carignano, antico e prestigioso, un esempio di bellezza di teatro all'italiana, dove non solo hanno girato film grandi registi tra cui Dario Argento e sosta obbligata di famose compagnie teatrali, a due passi dal Museo delle Antichità Egizie. A fare da corollario al teatro, in questa minuta piazza, due importanti locali cittadini. Si tratta del celebre Ristorante del Cambio, luogo incantevole… data la sua veneranda età. Non meno importante è il secondo... la gelateria di Domenico Pepino (già citato nel primo racconto). Per spiegarvi, dobbiamo ritornare nel 1884, dove inizia la storia di Domenico Pepino  gelataio. Anche qui una statua a ornare Vincenzo Gioberti.    A due passi c’è la famosa piazza San Carlo, una delle più importanti del capoluogo piemontese, considerata “il Salotto di Torino”. Di nomi la piazza ne ha avuti molti, da quella d’Armi a place Napolèon, prima di essere dedicata a San Carlo Borromeo, al centro, l’imponente statua equestre raffigura Emanuele Filiberto detto Caval ed Bronz (il Cavallo di Bronzo) mentre ringuaina la spada dopo la vittoria di San Quintino. L'illuminazione della piazza, i caratteristici lampioni stile impero con braccio a forma di cornucopia. Fanno da strettoia due chiese simili, quella di Santa Cristina e San Carlo, alle loro spalle, piazza C.L.N. con le due fontane: il fiume PO raffigurante Adamo, mentre Eva è l’affluente fiume DORA. Oltre le bellezze citate, percorreremo delle strade, dove guardando… all’insù… leggeremo targhe a cui appartengono nomi illustri vissuti a Torino o semplicemente transitati anche solo per un breve periodo. Iniziamo questo fascinoso percorso senza una cronologia o itinerario collegato a esso, sarà il lettore se mai desiderasse “crearsi l’itinerario” con cartina alla mano, se poi è un turista, è interessante sapere che le vie della città sono sempre perpendicolari tra esse. Lasciando alle spalle il monumento al Duca d’Aosta situato in piazza Castello, guardando diritto via Po che inizia da piazza Castello e prosegue sino in piazza Vittorio Veneto (una volta chiamata Porta di PO), s’intravede in fondo la Gran Madre (ritorneremo a parlare dei monumenti), per arrivarci si deve oltrepassare il fiume, la vista dal ponte è stupefacente. Avevate imboccato via Po, arrivati in prossimità del numero civico 18, su uno dei pilastri del porticato vi è la Targa dedicata a Nobel, quello della dinamite. L’occhio attento del turista, abituato a carpire anche il minimo segreto, si sarà accorto e domandato del perché nel vedere le due lunghe ali di portici, trova una sostanziale differenza tra il lato destro e quello sinistro. Eccoci di fronte a un altro “mistero Sabaudo”. Percorrendo il lato destro (quello della targa per intenderci), i portici si “spezzano” a ogni via, in caso di pioggia le persone si bagnano, a differenza del lato sinistro il portico non s’interrompe mai. Sapete il perché? (continua).


Torino (Italia), 2 febbraio 2016

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UN MATRIMONIO MADORNALE recensione di Daniele Giordano

Uno su due dichiara la propria verità! Se entrambi affermano la verità… come mai si trovano davanti ad un fantomatico poliziotto? Forse, per una situazione che sarà raccontata durante la recita o perché la verità sta nel mezzo? Sarebbe meglio sostenere… che la verità è come si racconta! La commedia non inizia proprio così… ma veniamo ai fatti. Intanto non è un giallo, gli attori, marito e moglie, hanno un doppio ruolo, ambedue a modo loro, descrivono la stessa verità… da sembrare autentica… ma anche no! Qui incomincia l’intreccio comico della commedia scritta, diretta e interpretata da Antonella Argentini, al suo fianco un personaggio noto e caro ai torinesi: Eugenio Gradabosco. Ottima l’interpretazione dei protagonisti su questo spaccato di vita coniugale, basato sull’atteggiamento domestico, raccontato in un’esilarante rappresentazione teatrale da consumarsi allegramente da parte dello spettatore che fanno di questa commedia leggera e frizzante una spassosa serata… sin dalle prime battute, con epilogo… divertente. Spettacolo da non perdere.

Torino (Italia), lunedì 1 febbraio 2016

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mercoledì 27 gennaio 2016

NON C’È STORIA… SENZA STORIA! recensione di Daniele Giordano

Inutile rilevarlo, Torino è stata e continua a essere una città laboratorio in costante ricerca d’idee innovative. Un esempio, da poco si è “festeggiato”, meglio dire onorato i novant’anni dalla nascita del famoso tramezzino. Un panino con dentro del companatico… due fette tagliate dal “pane del boia”…ora chiamato pancarrè, il sandwich, per intenderci. Fu Gabriele D’Annunzio portarlo a battesimo, proprio al caffè Mulassano, (locale storico tuttora esistente, sotto i portici di piazza Castello), dove per la prima volta fu servito “l’originale prodotto rettangolare” chiamandolo < tramezzino > da tramezza… non come quelli serviti abitualmente... altrimenti il Vate l’avrebbe definito…triangolino! Sempre per restare nella storia… ritorniamo a tuffarci nel passato, trovandoci nella storica gelateria di Domenico Pepino (situata in piazza Carignano), fu lui a inventare il primo gelato al mondo ricoperto sopra un bastoncino chiamato “il Pinguino” dalla somiglianza all’animale, brevettato nel 1939! Detto ciò, le novità non si fermano a questo, infatti, per il secondo anno Torino accoglie le “Pietre d’Inciampo” o progetto “Stolpersteine” di Gunter Deming. Artista e ideatore del monumento diffuso, destinato a dare identità alle famiglie di ebrei, politici, omosessuali ecc., vittime della deportazione nazista citiamo solo padre Giuseppe Girotti (beatificato da Papa Francesco, morto a Dacau), poichè l’elenco sarebbe lungo per descriverne l’eccidio. Gunter ha pensato oltre a quelle messe l’anno appena trascorso, di aggiungerne altre quaranta di queste mettendole a dimora. L’iniziativa, promossa da Museo Diffuso della Resistenza e della Deportazione, Comunità Ebraica, Goethe Institut, Aned e Istorero con questi, anche studenti d'istituti scolastici hanno aderito. I blocchetti in ottone chiamati d’Inciampo, sono incastonati nei marciapiedi delle vie, all’ingresso dei luoghi abitati dagli sventurati che furono deportati nei campi di concentramento: Auschwitz, Dachau, Mauthausen e altri. Pertanto se un passante… decidesse di “cercarle” durante la sua camminata cittadina… non deve fare altro che guardare in basso. Questo è uno tra tanti ricordi che Torino è fermo nel commemorare, sebbene il tempo trascorso sia lontano. Per i visitatori, la città ormai Metropolitana, con i bellissimi palazzi, i suoi musei, le sue caffetterie storiche, frequentati dalla nobiltà e nomi illustri che hanno contribuito a costruire la storia della nostra metropoli in epoca passata, è altrettanto interessante sapere quanto stiamo per raccontarvi. A differenza della precedente raccomandazione… per scoprire quanto segue, questa volta… lo sguardo, dovrebbe essere rivolto all’insù. Vi accompagneremo in luoghi, strade alla scoperta di Targhe poste a ricordo di nomi celebri, persone che hanno lasciato un segno permanente del loro passaggio temporale. Siamo convinti che saprete apprezzarne il contenuto e, magari ad approfondire l’argomento. Trovandosi per caso da quelle parti potreste fare un salto nel luogo descritto, forse scattando alcune foto. Portando con voi un interessante ricordo di “Cultura della Città”. (continua)

Torino (Italia), mercoledì 27 gennaio 2016



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martedì 12 gennaio 2016

Il FANTASMA della LAVANDAIA CANTERINA recensione di Daniele Giordano

Quasi come lo spot pubblicitario di una nota marca: due sono meglio di uno! Non è un rebus, non si vince niente indovinando. Stiamo parlando dell’ennesima fatica di Valter Carignano & C. de L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro congiuntamente con un’altra nota compagnia teatrale Thealtro. Due sono meglio di uno dicevamo, perché lo spettacolo delle Giallocomiche, oltre averlo presentato come di consueto al pomeriggio nella sala polivalente Lombroso 16 in Torino, ha replicato la sera per soddisfare l’enorme richiesta dei suoi fedelissimi seguaci e amanti di genere in tinta.  Sala gremita, pubblico adulto rispetto il pomeriggio, tra i presenti tre persone che hanno indovinato la soluzione con una dettagliata spiegazione. Forse è bene per chi non sapesse del perché si chiama “giallo” il genere poliziesco. La prima copertina del pamphlet (edito Mondadori), fu rappresentato con un cerchio di color rosso, all’interno una figura, tutto su sfondo color giallo. La grafica, è piaciuta da subito, tant’è che l’editore non ha mai cambiato la copertina… fortunata. Questo in sintesi. Tornando allo spettacolo, dal titolo Il Fantasma della Lavandaia Canterina, sono testi che presentano fatti di pura fantasia, unita alla cultura di un tempo lontano, narrando aneddoti della città di Torino sul finire dell’ottocento. Si raccontano fatti e luoghi reali, conditi con la libera interpretazione del regista Valter Carignano. In quest'avventura ci riporta indietro a un precedente episodio. Come sempre il regista ama nominare i personaggi con "brevità voluta", facendolo con sagacia tale da corrispondere a una risata. Una prova lampante, la prima a presentarsi è: Rosetta, Nunzia Maria, Reginella, Immacolata Cacciapuoti, solitamente si fa chiamare “semplicemente Reginella” (Marina Di Paola, ideatrice del format), proviene da Salerno “salita d’abbasce” per una questione famigliare molto importante e questo solo all’inizio. Alle volte è bene ricordare che i caratteri con cui sono scritte le insegne dei negozi sono chiari e leggibili, come nel caso della merciaia e padrona del negozio di lavandaia… da non confondere come “ufficio informazioni”, anche lei ha un nome che non finisce mai… altrimenti detta Gioàna per ragioni di spazio di cui si prende il merito Monica Carelli. Due nuove figure si affacciano nel cast e sono: Paola Pozzo detta Chiarin e sua figlia Vichin di padre ignoto, al secolo Sonia Di Lecce. Con questo nuovo episodio, ritorna una vecchia conoscenza delle“Giallocomiche” Don Vincenzo Cacciapuoti (Massimo Saracino) sacerdote salernitano. Ex parroco della cappella delle Piccole Sorelle Lavandaie della Madonnina Piangente del Rubatto (questo è il titolo più lungo nella storia delle rappresentazioni) accompagnato dall’immancabile perpetua (Antonella Argentini) Sestilia Prefica Parlalvento, una donna che al pari del bradipo… riesce a batterlo in lentezza, se poi accenniamo al suo orgoglio, ci tiene a precisare che non ha mai lavorato in vita sua… perché si sa chi lavora suda e poi si prendono i malanni! Non ultimo, solo perché entra in scena sul finire dello spettacolo, il Commissario Agenore Pautasso (Valter Carignano, regista, sceneggiatore e attore) sebbene sia trascorso un anno e mezzo dalla prima volta che indossò l’impermeabile stile, “tenete Colombo” continua le sue ricerche sulla Torino ottocentesca, intersecandola nelle storie Giallocomiche che sono di una bellezza da vedere più che recensire… piacendo a Grandi e Piccini!


Torino (Italia), lunedì 11 gennaio 2016