venerdì 15 aprile 2016

CONFERENZA STAMPA IN MEMORIA DI ARMANDO CESTE (1942 – 2009) recensione di Daniele Giordano

“Credo che la storia, la memoria di una generazione vada non solo salvata, ma raccontata dai suoi protagonisti. Il rischio è l’oblio, la disinformazione. Il cinema è patrimonio culturale collettivo e poichè tale occorre trasmetterlo alle nuove generazioni”
Questo era uno dei tanti pensieri di Armando Ceste che per oltre quarant’anni ha raccontato nei suoi filmati la società italiana e le sue contraddizioni. Nato a Torino nel 1942, dopo alcune esperienze di cinema underground, è tra i fondatori del Collettivo Cinema Militante di Torino (Italia), realizzando cortometraggi e documentari con l’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma) di cui faceva parte del Comitato dei Garanti, presentando il suo primo cortometraggio dal titolo La lezione, al Festival del Cinema Indipendente Italiano (oggi, conosciuto come Torino Film Festival) nel 1969 a Torino. Il 13 aprile 2016 presso la Sala Conferenze della Mole Antonelliana – Museo Nazionale del Cinema, è inaugurato il sito web www.armandoceste.it alla presenza di Petra Probst, Pier Milanese e Osvaldo Marini dell’Archivio Armando Ceste (AAC), Federico Sacco e Gianni de Pasquale di Sowbyte, l’amico Steve Della Casa di Hollywood Party di Rai Radio 3, Vittorio Sclaverani dellACC e Presidente dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Lo scopo di questa conferenza e del suo progetto, vuole essere un segno d’amore per ricordarlo e tramandare una memoria attraverso le sue opere a un pubblico più vasto, ma soprattutto alle nuove generazioni finchè il ricordo e le immagini preesistenti possano produrre e stimolare nuove strategie. Con l’obiettivo di rendere accessibile il suo archivio alla collettività, il patrimonio artistico e culturale che il regista ha lasciato, iniziando proprio dalle produzioni cinematografiche alle grafiche e pittoriche che documentano avvenimenti riguardanti visioni di un passato non morto e neanche passato  come lo stesso Ceste amava ricordare. Troviamo nel suo percorso sociale, politico e cinematografico figure importanti come il Premio Nobel Dario Fo congiuntamente a Franca Rame (Aria di golpe), Adriano Sofri (Viaggio alla fine del mondo), Luca Rastello e Marco Revelli (Fiatamlet), Don Luigi Ciotti (Libera terra e Abdellah e i suoi fratelli), Anna Karina (Il volto della novelle Vague), Jean-Marie Straub (La resistenza del cinema e Lezione di cinema), Erri De Luca (Dopo Genova e Porca miseria), Ascanio Celestini (Marisa e le altre), Marco Baliani (Love difference), Emilio Pugno (Gli anni duri) e attori teatrali come Michele Di Mauro e Marco Alotto.  Fondatore nel 1984 e direttore artistico del notevole Valsusa Filmfest, un festival cinematografico che racchiude temi della memoria storica e della difesa dell’ambiente, occupandosi inoltre della comunicazione visiva di programmi culturali per musei associazione ed Enti Pubblici. L’acutezza dello sguardo registico di Ceste sono i temi che caratterizzano o suoi lavori parlando dell’immigrazione alla precarietà e nuove povertà, per arrivare alla trasformazione della città e delle periferie, senza dimenticare le vecchie e nuove resistenze o addirittura i diritti dei lavoratori. Il tempo trascorso dalle sue opere cinematografiche, resta ancora di attualità. Un uomo sempre in movimento, pronto a cogliere le sfumature che si presentavano, tant’è che nel 2000, pubblica una raccolta di suoi disegni dal titolo: Storyboard (ed. Ananke). Nel 2008 riceve il Premio Set Torino Piemonte per la sezione “Documentario” istituito da Film Commission Torino Piemonte con la Fondazione CRT non ultimo, sempre nel medesimo anno, ha ideato con Claudio Paletto il progetto di “concent film collettivo” Walls and Borders (in corso di realizzazione) che non ha potuto finire, poichè il destino ha voluto diversamente! Muore a Orbassano (Torino, Italia) il 15 aprile 2009. Nel 2012 i più importanti lavori fatti da Armando Ceste sono stati donati alla Bibliomediateca “Mario Gromo” (Torino, Italia), e resi disponibili al pubblico, istituendo il fondo “Armando Ceste”.

Torino (Italia), giovedì 14 aprile 20

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mercoledì 6 aprile 2016

LA XIV LUNA recensione di Daniele Giordano

Ad alcuni sembrerà strano l’ultimo lavoro di Gian Carlo Fantò, ma non è stato messo in scena per entrare nella maglia dell’occulto con la commedia de La XIV Luna, neppure per addentrarsi nei verbali del processo contro i Cavalieri Templari, che su questo episodio avrebbero di che dire, tanto meno spiegare al pubblico il ciclo della fase lunare e il suo plenilunio, oltre la concretezza che la tredicesima luna esista. E’ molto più semplice (si fa per dire) la risposta: solamente per la voglia di mettersi in gioco esplorando temi nuovi, provando a descriverne le sfumature portandole in scena. Sarà poi il pubblico a giudicarne la bravura sia nella stesura dei testi, sia nella scenografia allestita a compimento della pièce. Proprio su quest’ultima affermazione che a sipario aperto s’intuisce la forza, messa dall’autore per trasportare il pubblico in un’atmosfera angosciante che non lascia dubbi, bensì spazi all’immaginario del lato oscuro, non visibile, ma convive in ognuno di noi. Attraverso le fioche luci sul palco, lasciano intravvedere un’ombra indistinguibile avvolta da un drappo nero inquietante, causato dal subconscio mentale dello spettatore, solamente verso la fine sarà resa visibile in tutto il suo lugubre aspetto, perno della commedia. Questa la sinossi, Enrico Maria Saint-Pierre (Gian Carlo Fantò) regista affermato, durante un’audizione da lui indetta, sta cercando “il suo protagonista dell’ultima fatica teatrale”. Questa scelta, sarà per entrambi decisiva, atta spezzare passando il testimone a un successore da lui prescelto, purchè abbia i requisiti necessari. Cosa non semplice, giacchè ogni candidato, ignaro di quello che lo aspetta, “pretende” quel posto… destinato al solo “prescelto”.  E’ su questo che Saint-Pierre farà leva, infatti, continuerà a muovere i fili della vicenda per portare a termine il suo disegno demoniaco. Intorno a tutto questo si muoverà l’intreccio che lega i candidati alla trama, trasmettendo al pubblico il pathos voluto da Fantò, mettendo in luce, quasi a sdoppiarsi durante i suoi monologhi e parlando in seconda persona, nell’apparenza crudele e buona contemporaneamente, innocente e colpevole, un uomo dalle mille sfaccettature, addiritturaessendo sovente di spalle al pubblico è come fosse uno tra loro che di questa creazione artistica ha creato il dramma. Buona l’interpretazione degli attori della compagnia Teatro Tideau, iniziando da: Martina Bracali; Paolo Veglio; Tiziana De Longhi; Marilora Laddomata; Federico Portelli, non ultima Marzia Trasanna nelle loro rispettive parti, con la loro preparazione artistica, ha trasmesso al pubblico quell’inquietudine, voluta dall’autore. La stesura dei testi mantiene il brivido richiesto da un noir, La colonna sonora dello spettacolo è Malaguena, cantata da Francesco Fantò. Infine… pensavate che ci fossimo scordati…della statua del Bafometto, avvolta nel drappo realizzata da Andrea Massaro (da immagine di Lèvi). Come suggerisce anche l'illustrazione di Lèvi, è stato inoltre associato col tempo alla figura di Satana.  Una più recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto o Baphomet (è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari), nella forma di un capro umanoide alato con seno e una torcia sulla testa tra le corna. Sulle braccia appaiono le parole latine SOLVE (sciogli) e COAGULA (unisci). Questa immagine proviene dall'opera di Eliphas Lèvi.  

Torino (Italia), martedì 05 aprile 2016


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