martedì 23 ottobre 2012

UN UOMO DIVENUTO SANTO recensione di Daniele Giordano


Si apre proprio nell’anno della fede, una particolare rassegna affianca il cartellone del Teatro Cardinal Massaia di Torino (Italia). E’ la prima edizione sul Sacro dal titolo: Mi Illumino d’Immenso. Realizzata dai Frati Cappuccini in collaborazione con 3ATRO Società Coperativa, l’iniziativa ha avuto il Patrocinio della Diocesi di Torino (Italia) presente alla serata inaugurale il responsabile catechistico don Michele Roselli. Il vero motore di queste (ben nove) rappresentazioni è Fra Marco Costa, voluto e sentito fortemente, sue le parole: - con queste questo percorso deve essere di riflessione e divulgazione tra i giovani come il Sinodo che Mons. Nosiglia ha auspicato. Nel frattempo il pubblico aveva occupato la sua poltrona, il sipario si apriva lasciando spazio alla narrazione di – FRANCESCO – di TERRA e di VENTO – a interpretarlo è stata la compagnia Teatro Minimo con gli attori: Andrea Cereda, Manuel Gregna, Massimiliano Zanellati, regia di Umberto Zanoletti, collaborazione drammaturgica Giulio Minuscoli. Una narrazione a tre voci che s’intersecano sulla figura del santo, non come si potrebbe pensare, richiesto dai frati, sarà di certo la solita solfa. Sarebbe stato troppo scontato, di certo l’obiettivo degli organizzatori non era questo, forse quello di trasmettere la fede attraverso delle recite tradotte ad hoc. Attorno alla figura i tre attori si alternano immaginando la terra di Assisi come poteva essere nel 1200, Francesco nelle locande a bere con gli amici. Chi non ricorda: Dolce sentire come nel mio cuore ora umilmente sta nascendo amore! Dolce capire che non son più solo ma che son parte di una immensa vita. Sono i dialoghi tra Fra Sole e Sorella Luna. Senza accorgerti, gli attori con il loro fare ti accompagnano sulla strada dell’Eremo, dentro la grotta tra le fredde pietre e le foglie per giaciglio, dove il Santo d’Assisi scriveva la Regola o Laudes Creaturarum, scritta in tre diversi momenti, snodando con intensità e vigore, divenendo così anche un inno alla vita o una lode a Dio, da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, mentre il vento col suo soffiare trasportava l’odore della terra umbra. Un’interpretazione notevolmente pregna di significato e attento esame da parte dello spettatore che ha assaporato con stupore, diffidenza, sorpresa e passione il Sacro e Profano della vita di San Francesco. Venerdì 9 novembre il Teatro dell’Orsa propone: Il Vangelo visto da un cieco. Merita seguire l’intera rassegna sia per la bravura di chi interpreta, sia per le scelte dei titoli.
Torino (Italia) 23 ottobre 2012

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