giovedì 22 febbraio 2018

FARFALLE di Daniele Giordano

Farfalle, miriadi di crisalidi dipinte dalla natura, alcune dai colori monocromatici, altre variopinte in modo eccellente. Quanti di noi da bambino non hanno rincorso una farfalla... poi sfiorandogli le ali, gesto dall'apparenza innocente, forse per accarezzarla... un atto per lei fatale!  Toccando le ali, abbiamo asportato quella "polverina magica" che senza di essa non potrà più alzarsi in volo! Se non è chiaro stiamo parlando di quella fragile bellezza in natura, come fosse uscita da una favola o da una tela di Dosso Dossi in cui è raffigurato Giove mentre sta dipingendo.
Questo lieve essere in natura, riesce in poche ore del duo ciclo vitale passare da un insignificante bruco in un policromo lepidottero,  ma prima di entrare in questo sconosciuto e meraviglioso mondo, suggerirei un piccolo enigma per tastare la vostra curiosità: È nato prima il fiore o la farfalla?
Se pur delicata e inoffensiva, madre natura ha pensato anche alla sua difesa, infatti, alcuni pigmenti posti sulle ali, all'occorrenza potrebbero aiutare a essere strumento di difesa, disorientando i predatori, in altre specie è usato per il corteggiamento o semplicemente per mimetizzarsi. Questo lepidottero fu studiato  da molti scienziati, uno tra questi è Paul Strother (effetti e le origini dell'evoluzione, esperto in ecosistemi antichi), con i suoi colleghi è riuscito a rispondersi non a tutte ma ha molte domande, spingendosi sino al Giurassico, trovando e individuando "scaglie di un'ala di farfalla" sepolta a più di trecento metri sotto il suolo germanico.
Ricapitolando, se il ritrovamento del fossile risale a 200 milioni di anni, si deuce che questi lepidotteri dal greco "lepis" scaglia, "pteros" ali, coabitassero durante lo stesso periodo  dei dinosauri, a questo punto sorge una domanda: Com'è possibile che quei grandi e grossi animali si siano estinti... mentre questa minuscola creatura dall'apparenza esile che basterebbe un soffio sulle ali... per terminare la sua esistenza riuscì a superare l'era di questi mastodontici saurischi,  arrivando sino a noi. Misteri inconfutabili della natura... Ammettendo
indiscutibilmente questo, c è qualcosa che non quadra lo stesso, ci riferiamo alla domanda iniziale, cioè come poteva la crisalide sopravvivere in quel periodo secco e infecondo, soprattutto privo di fiori?
Sappiamo per certo che i fiori  sono apparsi dopo il Giurassico (circa 200 milioni di anni fa), allora questi lepidotteri in un clima arido e secco di osa si nutrivano? Ed ecco la risposta più attendibile data con l'ipotesi secondo Strother. Come ben sappiamo dai ritrovamenti, tutti gli animali preistorici avessero fattezze totalmente differenti da quelli che conosciamo, sia come aspetto, sia per dimensioni. Tra questi animali, alcune specie ai evolsero più i altri gradatamente, trasformandosi e adeguandosi al clima sucessivo, altre specie perirono per circostanze sempre sulla base ipotetica.
All'origine il lepidottero (stando alla teoria di Strother) si presume avesse un apparato boccale masticatore per nutrirsi, triturando il nettare di gimnosperme, piante vascolari che producono semi non protetti (comparvero nel periodo Paleozoico), ma questo avvenne dopo la gran parte di estinzione delle specie viventi, dove ci fu un cambiamento genetico e forse climatico che coinvolse anche la nostra farfalla. Questo, non solo nel mondo animale, anche in quello vegetale, così ecco  apparire le prime angiosperme (circa 130 milioni di anni fa), capito la risposta all'indovinello! La nostra crisalide, nell'evolversi trasformò la sua mandibola masticatrice in una minuscola proboscide (spiritromba), capace di aspirare quel poco d'acqua presa dalla cavità delle conifere. In un clima ancora improduttivo e maldisposto del tempo, in attesa  che la natura di lì a poco facesse germogliare e schiudere i fiori, colorando  con la loro comparsa il nostro pianeta, per la nostra farfalla la spiritromba divenne provvidenziale, adatta a succhiare il polline dei fiori, preferendoli ai semi fino ad ora masticati.
Quante sono e come si riproducono questi lepidotteri sopravvissuti ai "giganteschi dinosauri", cominciamo a dire che il loro ciclo di vita è breve, popolano  con un numero che si avvicina alle milleseicento specie su tutto il pianeta. Vladimir Vladimiroc Nabokov, conosciuto forse da parte di molti per essere l'autore del romanzo Lolita (ripreso nell'omonimo film del 1997), forse meno comosciuto per essere un appassionato di farfalle, divenne un ricercatore entomologo, catalogando e studiando gli Esapodi (studio degli insetti), iniziando dall'apparato produttivo che si differenzia tra la specie e la diversità del sesso. Per la riproduzione il maschio, introduce il pene nell'apparato genitale femminile, finito di copulare inserisce alla femmina una specie di "cintura di castità" impedendo ad altri d'invadere la loro partner... e poi dicono degli insetti... o degli uomini!
Sembrava un articoletto da niente e invece... ci siamo catapultati nell'Era Neozotica, passando da quella Cenozoica (Terziaria) per approdare a quella Mesozoica (Giurassico, Triassico, Cretaceo), per raccontare una minima parte di questa bellezza dalle ali variopinte con tutti i colori che la natura offre, in speciale modo la longevità della sua specie.
A questo punto mi viene in mente un articolo scritto tempo fa su una bellissima rappresentazione teatrale eseguita da Assemblea Teatro "Il Peso della Farfalla" di Erri de Luca, su quanto amore e peso... c è in quel bozzolo... ma questa è un'altra storia...
Torino, mercoledì 7 febbraio 2018

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