IN QUESTO CASO SI DOVREBBE DIRE ECCOCI ALLA
TERRA PROMESSA: TERNATE!
Siamo ancorati, sebbene le difficoltà
precedenti ora siamo pronti a occuparci del nostro paziente, gli
asciughiamo il sudore che cola non per il suo malore ma per il caldo,
detto tra di noi anche per quel rimasuglio di febbre ma l’umore è
alto, ma il gonfiore della caviglia e l’arrossamento
rimangono. D’accordo col medico di bordo e col consenso del
paziente scenderemo a terra domattina, oggi è domenica, la città è
mussulmana non crediamo che la sera tardi ci possa essere molta
assistenza in ospedale, intanto si continua col trattamento
farmacologico.
Il giorno seguente, il medico dell’ospedale, una donna
assai competente, approva il nostro lavoro medicale di prima
assistenza, quali da provetti medici in erba… sottoponendo il
paziente ad una terapia impossibile a bordo, con fleboclisi e stessi
antibiotici coadiuvati da altri farmaci. Finalmente le nostre
tensioni e paure di perdere un membro dell’equipaggio sta finendo,
possiamo aggiungere che è stato brutto per tutti e lui ad un passo
dalla fine! Tutti insieme, non troviamo parole per descrivervi il
sollievo, che viene a manifestarsi nella migliore delle tradizioni di
"caserma" con ripetuti sfottò diretti all’ormai
sorridente “ex cara salma”!
Daniele Giordano
(CC
BY-NC-ND)
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