LA BUROCRAZIA, TEMPUS FUGIT, I SELFIE
Il tempo passa i ritardi aumentano e intanto
siamo giunti al 20 di aprile, la nostra ormai “non più salma” si
è rimessa e da ieri è ritornato in barca con tutto l’equipaggio.
la ferita richiede le solite medicazione e terapie post
convalescenza. Oramai il peggio è passato, avendo sfiorato il
pensiero di lasciarlo a Ternate, ipotesi che avremmo
discusso insieme a lui solo se la sua permanenza in ospedale si fosse
prolungata di molto. Ora si tratta di riprendere il viaggio cercando
di compensare i ritardi dovuti soprattutto a problemi doganali per
ricambi fatti arrivare, aggiungendosi alla nostra doverosa sosta
imprevista e i tempi a nostra disposizione stanno riducendosi in modo
molto critico.
Ricevute le assicurazioni da parte delle autorità di Sorong di
poter riprendere il nostro viaggio, riceviamo una doccia gelata e
sgradevole: Non possiamo lasciare l’Indonesia da qui!
Cercheremo di non rendere ancora più penoso il racconto e, senza
annoiarvi diciamo che la burocrazia indonesiana in generale e di
quella locale in particolare, ci ha fatto spendere due giorni del
nostro oramai risigato tempo sulla tabella di marcia per cercare di
risolvere favorevolmente il problema. Lampanti, potevano forse
sembrare i sospetti di una manovra volta ad ottenere qualcosa
sottobanco si fanno acuti quando il capo dell’Immigrazione mi fa
accomodare nel suo ufficio, lontano dagli occhi dei dipendenti. In
questi casi si deve esser preparati a tutto, cioè, a scoprire che
la sua è una cortesia nei miei confronti per non farmi apparire uno
stupido! Rilegge spiegandomeli faticosamente in un inglese a lui non
familiare i regolamenti che gli vietano di lasciar partire una barca
da diporto da Ternate e la necessità di farlo da Bitung, un
centocinquanta miglia più a ovest!
A questo punto sono costernato e insieme sollevato. Questa
deviazione, considerando che domani è sabato, ci costerà almeno
altri tre giorni di ritardo. In compenso confermo in certezza che gli
indonesiani siano se non i più gentili certo tra i migliori della
terra. Si offre anche di fare da tramite con le autorità di Bitung
se ne avessimo bisogno. La stessa preoccupazione è la stessa
sollecitudine che si presta per la dogana e la capitaneria di porto.
La nostra richiesta di lasciare l’Indonesia da qui li aveva gettati
nel più profondo sconforto, non sapendo come fare a soddisfarla.
Ora che le cose si sono chiarite non finiscono di farci sorrisi,
dei selfies con noi e chiedermi la mail chiedere chiamandomi zio, non
appena hanno saputo che ho numerosi nipoti!
Speriamo dunque di completare definitivamente le nostre carte a
Bitung, dove dovremmo arrivare sabato sera.
Daniele Giordano
(CC
BY-NC-ND)
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