MACROPLASTICHE, MOCROPLASTICHE, INCIVILTA’
ESTESA NEGLI OCEANI
Stiamo navigando verso il Giappone, in un
oceano che pare uno specchio su cui rifletterci il nostro stato
d’animo. Cercherò di descrivervi il paesaggio se così si può
definire, cielo e mare si confondono unendosi, quasi a raddoppiarne
la superficie, in lontananza piccoli puntini, è quel che rimane
delle ultime isole delle Filippine lasciate alle nostre spalle, il
caldo (insopportabile) unito all’umidità rendono i nostri
movimenti rallentati anche per compiere pochi passi
sull’antisdrucciolo rovente per arrivare alle sartie. Appagante
invece, guardando verso il basso il riflesso del cielo che si
confonde con il colore azzurro intenso e luminoso di questo mare
dalle profondità insondabili, uno spettacolo così si è visto solo
intorno alle Tuamotu.
Qui il rovescio della medaglia, colti dal
disgusto, s’inizia a vedere sulla superficie uno strato di
sporcizia, quasi fosse “una pellicola a protezione del mare”
anche peggio da quando abbiamo lasciato l’Australia per circa
quaranta miglia di oceano pulito… qui si trovano tracce della
civiltà umana che cercheremo di descrivere. Bottiglie e contenitori
di plastica ovunque grandi e piccoli, frammenti di ogni genere
galleggiano dappertutto, non v’è traccia di fauna marina, tanto
meno di volatili, il che non c’è da stupirsi, sembra una landa
desolata. Siamo venuti anche con l’intento scientifico di prelevare
campioni di microplastiche… qui, abbonda la macroplastica, dominano
bottiglie, sacchetti e tutto ciò che galleggia e inquina. Come se
questo non bastasse, ci avvisano che imperversano reti in disuso o
incagliate, di notte i pescatori escono con le loro potenti lampade
illuminando a giorno lunghi tratti di orizzonte con le loro specie di
“capanne galleggianti” coperte da stuoie, speriamo di non
aggrovigliare l’elica in alcune reti galleggianti o alla deriva,
come abbiamo per miracolo superato nel Mar di Arafura. A diverse
decine di miglia dall’isola più vicina, abbiamo avvistato una
barca semiaffondata, incuriositi e per la legge del mare siamo andati
a controllare che non ci fosse nessuno a bordo. Il sospetto era
fondato, il natante era deserto, in compenso la sorpresa fu che in
quel tratto di mare abbondava di pesci, tanto da rimpinguare
nuovamente la cambusa per diversi giorni.
Daniele Giordano
(CC
BY-NC-ND)
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